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Covid e la Pandemia pilotata. L’Unione europea sapeva. Ecco i documenti

L’ipotesi che la pandemia Covid-19 fosse programmata molto tempo prima che scoppiasse nel gennaio 2020 appare sempre più fondata e anche documentata.

Sono molte le cose che non quadrano in questo desolante scenario contrassegnato da contraddizioni, litigi tra scienziati e la spasmodica ricerca di un vaccino.

Farmaco “magico” che viene sbandierato ufficialmente per tutelare la salute dei cittadini, ma in realtà si presenta come un colossale affaire per l’industria farmaceutica e l’alta finanza. Sulla sua utilità poi, molti esperti definiscono il vaccino anti-Covid inutile (e dannoso) poiché i virus mutano rapidamente, quindi non può prevenire nulla nel caso si dovesse presentare un altro patogeno tra qualche mese.

Tra i primi a parlare di una preparazione pandemica era stato Bill Gates, fondatore di Microsoft e uomo più ricco del globo, che nel 2015 in un video affermava che la Terza guerra mondiale non si sarebbe combattuta con il nucleare o guerre tradizionali, bensì con batteri e virus, spiegando come difendersi dalla minaccia virus sperimentando vaccini. Gates, con la sua fondazione, si scoprirà essere il più accanito sostenitore per la ricerca di vaccini anti coronavirus. Non solo: il magnate, dopo gli Stati Uniti è il secondo finanziatore al mondo dell’organizzazione mondiale della Sanità, organismo dell’Onu che l’11 marzo ha dichiarato lo stato di pandemia nel mondo.

Addirittura l’Unione europea, emerge da un documento, fin dal 2019 si preparava ad una pandemia da Coronavirus e allo sviluppo del contestuale vaccino. Molti mesi prima di Settembre dello stesso anno quando la Johns Hopkins University di Baltimora pubblicò uno studio dal titolo premonitore quanto inquietante: “Preparazione per una pandemia patogena respiratoria ad alto impatto”

Bruxelles, secondo una “memo” datata marzo dello scorso anno, aveva proposto ad alcuni paesi europei la sottoscrizione di Contratti quadro per i vaccini contro l’influenza pandemica.

Ad accettare la proposta, su base volontaria, sono stati Belgio, Croazia, Cipro, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Gli altri paesi, tra cui l’Italia, non hanno sottoscritto il contratto, appunto perché facoltativo.

Lo scopo dell’accordo, si legge, era quello di “preparare gli Stati membri per la prossima pandemia influenzale”. Un accordo che “garantisce parità di trattamento, garantisce prezzi più equilibrati (del vaccino, ndr) e mostra un alto livello di solidarietà tra gli Stati membri dell’UE che concordano di condividere una disponibilità limitata di vaccini antinfluenzali in caso di pandemia. Permette un maggiore scambio di buone pratiche e la messa in comune di competenza”.

“Le condizioni concordate – si legge ancora nel documento Ue – garantiranno l’accesso a una parte definita della capacità di produzione della società Seqirus (un colosso farmaceutico specializzato in vaccini anti infuenzali con sedi in America, Germania e anche in Italia, ndr) per un massimo di 6 anni, la durata totale del contratto. È in preparazione la firma di un secondo contratto con un’altra società farmaceutica al fine di massimizzare la copertura vaccinale, in base alle esigenze specifiche degli Stati membri partecipanti, e migliorerà ulteriormente la preparazione dei membri alla prossima pandemia”.

Ma il passaggio più curioso, quanto inquietante, è quando il documento, stilato in una sorta di Faq (domande e risposte) tratta la questione della reperibilità del patogeno su cui sperimentare il vaccino. “Sarà fornito dall’Oms”, è scritto nero su bianco.

“Si prevede che i produttori di vaccini disporranno di quantitativi aggiuntivi per i ritardatari (gli stati che non avevano aderito lo scorso anno, ndr), mentre la Commissione europea incoraggerà la Solidarietà degli Stati membri in caso di emergenza sanitaria”.

Quanto tempo ci vuole per produrre il vaccino?
“Per la produzione di un vaccino contro la pandemia – è la risposta -, dipende dalla disponibilità di un ceppo virale da pandemia. Questo ceppo di virus sarà fornito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)”, ossia dai “laboratori di riferimento”. Qualcosa di terribile a pensarci e che spiega tanti fatti accaduti in questi ultimi mesi.

Quando “i produttori hanno ricevuto questo materiale, il virus deve essere reso adatto al processo di produzione e questo adattamento può richiedere 4-6 settimane a seconda delle caratteristiche del ceppo virale.

Se l’OMS dichiara una pandemia, si può presumere che i produttori avranno già ricevuto il virus necessario”.

Scrive ancora l’Ue: “Il tempo necessario per la produzione del vaccino contro la pandemia è di circa 12-14 settimane. Un elemento critico sarà come si comporta il virus nel processo di produzione e quale rendimento può essere ottenuto. La disponibilità del ceppo virale e la resa ottenuta nel processo di produzione sono i due fattori chiave che influenzano il tempistiche della produzione di vaccini pandemici”.

A supporto di questa memo è la Roadmap stilata dalla Commissione Ue sulle raccomandazioni del Consiglio europeo finalizzate al “rafforzamento della cooperazione contro le malattie prevenibili con i vaccini”. Una timeline che inizia nel 2018 con scadenza nel 2022 e in cui si legge in sostanza che schedare i cittadini (su documenti e passaporti) che fanno la vaccinazione “è compatibile con sistemi di informazione di immunizzazione elettronica e riconosciuto per l’uso transfrontaliero”.

Secondo il documento, è in programma uno studio di fattibilità per lo sviluppo di un comune Scheda di vaccinazione UE. Mentre entro il 2022 la Commissione potrà proporre la scheda vaccinale elettronica nei nostri documenti, siano essi passaporti o documenti di identità.

da: secondopianonews.it

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Redazione

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