Diario di memorie antiche del Salento tra ieri ed oggi

“Le Cronache di San Cidano”: un libro appassionante, diario di memorie antiche del Salento tra ieri ed oggi, edito dalla “Arduino Sacco Editore”.  

Intervista con l’autore Nicola De Silla.

di Mariangela Petruzzelli     

E’ un racconto avvincente nell’incedere della narrazione,  un saggio ricercato in fatti, ritratti umani  e trionfo di genius loci, un diario  appassionante  di memorie antiche  che diventano specchio dei tempi attuali diventandone esempio arguto e sagace di riflessione.   “Le Cronache di San Cidano” è il primo romanzo  di Nicola De Silla, imprenditore  nativo di San Donaci, un accogliente paese del Salento.  Nel suo libro, edito dalla casa editrice indipendente “Arduino Sacco Editore”, De Silla dà vita ad un’opera intensa e appassionante, un atto d’amore per far  conoscere profondamente la sua Terra scandagliandone saperi e sapori di oggi e di ieri e facendone un’analisi narrativa intelligente, anche dal punto di vista socio-culturale e politico-imprenditoriale. La storia è ambientata a San Cidano subito dopo la Seconda Guerra Mondiale ed il suo protagonista è un giovane ingegnere barese Antonio Rizzi, inviato dall’Acquedotto Pugliese nel  dimenticato Basso Salento  per un lavoro di condutture che porterà sviluppo economico. A San Donaci  Rizzi scoprirà di sentirsi a casa accolto da gente umile e dal cuore grande pur dovendo combattere contro le mafie bianche dei signorotti e politicanti locali ricalcando una storia di ieri che è anche quella di oggi.

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Abbiamo intervistato Nicola De Silla.   La presentazione del libro, cui sarò onorata di essere relatore, si svolgerà  il 21 agosto, dalle ore 20, presso lo stabilimento balneare  Goa Beach di Porto Cesareo (LE), alla presenza dell’autore. Altri relatori dell’incontro saranno:  l’editore Arduino Sacco, il direttore di Salentolive24  Antonio  Greco che modererà la tavola rotonda  e l’attore Luigi Cardone che  teatralizzerà alcuni passi del romanzo con l’accompagnamento musicale del chitarrista Marco Pecoraro.

D: Come è nata l’esperienza di scrivere questo libro e come nasce la tua passione per la scrittura?

Il libro nasce per caso in un pomeriggio di maggio di due anni fa. La noia mi aveva assalito al punto che per ingannare il tempo avevo deciso di scrivere sul mio blog un articolo di politica. Avevo poi optato per una parodia a sfondo politico. Quando tuttavia ho iniziato a scrivere mi sono reso conto che poteva nascere un racconto e così è stato. La mia passione per la scrittura è una conseguenza della mia passione per la lettura. Leggo quotidianamente libri. Per lo più romanzi storici. 

D: Cosa hai provato una volta avvenuta la pubblicazione del libro e come sei venuto a conoscenza della casa editrice “Arduino Sacco editore” che dà voce a molti scrittori indipendenti ed alla loro prima opera letteraria?     

Una volta terminato il mio manoscritto ho deciso di inviarlo ad alcune case editrici. Ho fatto una selezione seguendo due criteri: editori piccoli che pubblicassero esordienti. Editori rigorosamente non a pagamento. Il primo a rispondermi è stato Arduino Sacco con cui ho deciso di pubblicare. Poi ne sono venuti altri che ho sinceramente ringraziato declinando la loro proposta in quanto avevo già un accordo. Appena terminata la telefonata attraverso la quale Arduino manifestava il suo interesse alla pubblicazione del libro ho detto a me stesso: “Se pur l’ultimo della categoria, adesso posso considerarmi uno scrittore”.

D: Raccontaci della tua professione e che cosa ha ispirato la nascita di questo libro che narra in realtà la storia del tuo paese natio San Donaci. Quanta verità e quanta finzione ci sono nel romanzo?  

Si vivo d’altro. Sono il responsabile commerciale dell’azienda di famiglia. Il lavoro mi ha portato a viaggiare molto in Europa e non solo. Ovunque sia andato ho avuto la fortuna di conoscere persone che come me amavano la loro terra. Ho scritto un romanzo ambientato in Salento perché è il luogo della mia vita e della mia memoria. Pur viaggiando spesso io biasimo coloro che affermano di essere cittadini del mondo. Noi apparteniamo al luogo in cui abbiamo le radici. Se queste ci mancano siamo degli apolidi anche in senso culturale e spirituale. Le vicende che narro, se pur romanzate, hanno un fondo di verità. Nascono da aneddoti che mi sono stati narrati da uomini e donne che hanno vissuto in quel dato periodo storico.

D: Quali sono gli autori che ti sono stati da monito come esempi letterari per scrivere questo tuo primo romanzo?   

Nello stile indubbiamente Guareschi e Flaiano. Poi è indubbio che chi scrive, anche un solo biglietto di auguri, porta con sé il proprio patrimonio letterario. I miei autori preferiti sono Verga, Pirandello, Marquez, Deledda e poi ancora Tolstoj, Yourcenar, Coelho, Dunnett, Buticchi, Follett per la narrativa. Per la poesia Celine, D’Annunzio, Les Murray, Totò. Quanto di questi giganti ci sia nel mio romanzo non posso dirlo. Lasciamo che siano i lettori a deciderlo.

D: Il protagonista del tuo libro, l’ingegnere Antonio Rizzi arriva a San Cidano per lavorarvi tre anni mandato dall’Acquedotto Pugliese. E’ una storia antica che si intreccia con l’attualità. Cosa secondo te può insegnare  il tuo libro nell’ affair  dei lavori pubblici oggi?     

La disputa che si tiene a San Cidano tra l’Acquedotto e la politica è quanto mai attuale. Il messaggio è semplice. Non cresceremo se continueremo ad ostacolare lo sviluppo del territorio su basi ideologiche o personalistiche.

D: Descrivici i tratti salienti di Antonio Rizzi, vizi e virtù e se ti identifichi un poco con lui?   

Antonio Rizzi è un uomo taciturno, burbero ed insofferente nei confronti della banalità. Non ha pazienza ed è poco disponibile all’amicizia se non dopo accurate verifiche. Dietro l’aura di sicurezza che incute vi è un uomo pieno di dubbi che ogni sera, sorseggiando il suo whisky, rimette sistematicamente in discussione se stesso. Di contro ha un gran cuore. E’ intellettualmente onesto, caparbio e capace.  Ad Antonio ho prestato tutti i miei difetti. Le virtù sono quelle dei grandi uomini del sud che hanno fatto grande l’Italia. Questo non dovremmo mai dimenticarlo.

D: Nel libro racconti in versione pirandelliana e alla Leonardo Sciascia, tipi umani del tuo Salento in modo caricaturale e caratterizzante. Quanto di loro è reale?    

Quando scrivi porti con te inevitabilmente il tuo vissuto. Accade così anche con i personaggi. Essi sono la somma e l’allegoria delle mie esperienze vissute e letterarie.

D: Hai fatto una grande azione storiografica del tuo Salento. Con questo libro vuoi lasciare ai lettori una riflessione prendendo spunto anche dal tuo pensiero socio-politico-imprenditoriale?

Tutte le informazioni storiche contenute nel libro sono state rigorosamente verificate grazie anche all’ausilio del grande archivio della Fondazione Terra d’Otranto. Quanto alla seconda parte della domanda se dovessi descrivere le vicende politiche narrate nel libro attraverso una metafora penserei ad una palude. Un luogo infido e vischioso dove l’incedere, il camminare, l’andare avanti è reso difficile dal contesto, a volte del tutto impedito. Credo che oggi non sia cambiato molto, anzi forse è peggiorato. E’ il perenne male del Sud. Se si vuol fare qualcosa, qualsiasi cosa, dall’aprire una piccola azienda al realizzare un gasdotto bisogna prepararsi a lottare.  La immagini oggi la faraonica opera di captazione delle acque del Sele? Pensa che spostarono una chiesa letteralmente: smontata e rimontata a qualche metro di distanza. Se lo avessero fatto oggi non oso pensare a quanti comitati per il no sarebbero sorti.

D: A quale altro personaggio del libro sei particolarmente legato oltre che Antonio Rizzi e perchè? 

Un personaggio a cui sono molto legato è Luciano Raho. In lui racconto, abbastanza fedelmente, un mio grande amico che quegli anni li ha vissuti. E proprio in quel modo quasi eroico, ironico.

D: In alcune pagine del romanzo racconti i saperi ed i sapori anche a tavola del Suo Salento. Perchè un visitatore dovrebbe venire a scoprire questa terra?      

E’ un invito a visitare tutto il Salento magari non limitandosi ai luoghi più conosciuti. Esistono dei veri e propri tesori paesaggistici, architettonici, artistici e gastronomici che nonostante la popolarità di Terra d’Otranto, non sono conosciuti come dovrebbero. Il cibo poi merita una menzione a parte essendo, insieme a quella siciliana, la prima gastronomia Fusion d’Occidente. I motivi è facile intuirli.

D: Nel libro fai anche un’analisi sociologica del passato ma tanto presente …parli di tanti ISMI…anche di campanilismo e poi scrivi “Paga sempre il popolo ma mai chi capziosamente lo ispira”. Nella visione di oggi, soprattutto con la grave crisi dei valori e socio-economica anche post covid, secondo Te un’opera letteraria può ispiraci ad un miglioramento?   

Purtroppo devo constatare che ancora oggi a distanza di settant’anni il popolo continua a credere agli affabulatori. A chi promette ricchezza senza fatica, realizzazione senza sacrificio, vendetta al posto di civiltà giuridica. Corre appresso a chi fomenta l’odio spacciandolo per giustizia sociale. Nonostante la scolarizzazione ed un accesso più “democratico” alle fonti di informazione, preferiamo seguire i pifferai magici che pretendono che ci sia sviluppo senza duro lavoro. Gente che lamenta l’arretratezza del sud ma che poi si oppone a qualsiasi opera infrastrutturale di cui il meridione ha necessità. Se non altro il popolo degli anni cinquanta aveva l’attenuante dell’ignoranza, noi non abbiamo nemmeno quella.

D: Racconti nel libro anche la storia delle Donne del tuo Salento che devono ancora emanciparsi ieri come oggi. Secondo te le figure topiche nel romanzo possono insegnare qualcosa e quanto ne hai tratto di loro dalla realtà storica di San Donaci?  

La storia della realizzazione dell’Istituto Magistrale femminile è una storia vera. Una meravigliosa iniziativa voluta qui a San Donaci dal grande Arciprete Don Vincenzo Lombardo, i cui benefici ancora adesso si colgono. Basti pensare che tutte (proprio tutte) le ragazze diplomate nel corso degli anni hanno trovato un impiego. Dio sa quanto avremmo bisogno di uomini di grande visione come Don Lombardo. Oggi purtroppo la scuola è stata chiusa. Agli eroi sono subentrati gli sciacalli.

D: Perchè si deve leggere il tuo libro e a che target di lettori è rivolto?

Questo romanzo narra il Salento e le sue genti in un periodo storico particolare. Leggendolo tuttavia ci si rende conto che il messaggio è attuale, vizi e virtù non sono cambiati e per fortuna nemmeno la bellezza dei luoghi è mutata. La mia più grande aspirazione è quella di arrivare anche ai lettori che non conoscono questa terra e che magari ritrovino un po’ di se stessi nella dignità di Carmela, nella resilienza di Antonio, nella generosità di Giovannino o nella lungimiranza di Don Giovanni.

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Redazione

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