Regina Schrecker: felice di aver ricevuto il Premio Internazionale Cultura Arte Spettacolo ed Ambiente Citt di Palinuro.

Regina Schrecker straordinaria stilista e donna oggi lospite della nostra intervista. Insignita di numerosi riconoscimenti, recentemente premiata a Palinuro con il Premio Internazionale Cultura Arte Spettacolo ed Ambiente Citt di Palinuro giunto oramai alla sua 7 edizione. Un Premio molto ambito, e tra gli appuntamenti pi attesi ogni anno, che premia personalit ed eccellenze di chiara fama distintesi in Italia e nel mondo e legate direttamente o indirettamente al territorio cilentano e campano, splendidamente presentato dalla giornalista e conduttrice televisiva Paola Zanoni. Benvenuta Regina e grazie per essere qui con noi.

Sei reduce, lo dicevamo in apertura, del Premio Internazionale Cultura Arte Spettacolo ed Ambiente Citt di Palinuro come stata questa esperienza?
Si recentemente a Palinuro mi stato consegnato questo riconoscimento, in una cornice meravigliosa nel corso di una manifestazione perfettamente organizzata. Unoccasione che mi rende felice e mi riempie di soddisfazione oltre tutto e che stata anche occasione di ritrovare tanti amici che avevo un po perso di vista ed stato bello rivederli in questa circostanza festosa. Devo dire che questo evento stato davvero molto ben organizzato, con una forte presenza delle istituzioni, che si vedeva, essere molto coinvolti. Mi piaciuto molto, un posto dove ritornare sicuramente.

Altri premi per te significativi?
Non posso non menzionare La mela d’oro della Fondazione Bellisario, perch dedicato al riconoscimento della carriera fatta, ed il premio Profilo Donna di Modena e Semplicemente Donna a Cortona entrambi dedicati alle donne e questultimo in particolare che vede la presenza di donne provenienti da tutto il mondo che raccontano storie davvero incredibili ed umanissime.

Facciamo un salto indietro nel tempo, come rammenti gli esordi i tempi in cui eri top model?

Erano tempi simpatici. Ho sempre avuto una mente molto aperta ed ho studiato in tutti paesi dell’Europa. Sono tedesca di nascita ed i miei genitori mi mandarono a scuola in Inghilterra, nei college privati, poi in Francia e Svizzera e poi in Italia a Firenze. Da sempre sono stata uno spirito libero, abituata all’autonomia. Sapevo vivere da sola e gi da giovane conoscevo il mondo. Rammento che a Firenze fui avvicinata da un signore che mi propose di fare la mannequin; era il marchese Emilio Pucci. Confesso che non avevo nessuna intenzione di accettare per ero curiosa per cui andai all’appuntamento ma scartai il tutto immediatamente. C’erano tante ragazze che aspettavano i clienti per alzarsi ed indossare a comando un abito, io non volevo essere un oggetto, figuriamoci, la mia vita era troppo diversa. Emilio Pucci rimase scioccato dal mio rifiuto e la cosa fin li. Mi iscrissi poi a Milano all’Universit Cattolica ed una delle persone che all’epoca frequentavo mi disse: perch non provi a fare la modella?. Due giorni dopo feci il primo spot televisivo, un carosello da cui nato tutto. Non ero iscritta a nessuna agenzia per, ero davvero molto indipendente.

Come fu il passaggio alla moda, come stilista, con un proprio brand?

Facevo la modella a quei tempi si facevano anche le fiere ed erano importanti le piazze di Bologna, Torino, Firenze a Palazzo Pitty e poi Parigi. Facevo la modella e magari quando capitava di dover indossare della maglieria eravamo noi modelle che dovevamo portare i capi tipo gonna o pantaloni e dovevamo truccarsi da sole. Allora ho cominciato a pensare che potevo fare io qualcosa direttamente, completando loutfit e che ne avevo le capacit, in tal modo avrei fatto questo lavoro da protagonista di stile. E cos ho iniziato facendo diverse cose come free lance e lanciando il mio design. I primi capi che realizzai uscivano con la dicitura disegnato da Regina Schreker, poi ho lanciato a Firenze la mia griffes ed ho inventato il total look che consisteva nel vestire una donna dalla testa ai piedi, non solo una maglia o un capo, ma con tutto abbinato, inclusi gli accessori. Proprio tutto.

E notorio che sei stata grande amica di Andy Warhol, che nel 1983 realizz una coppia di ritratti divenuti poi le icone della griffe. Che ricordo hai di quei tempi?

Lui era un mio caro amico dai tempi in cui facevo la modella e in cui spesso ero presente a New York. Abbiamo fatto molte cose insieme, era una persona molto cara per me e lo andavo a trovare volentieri, ma non ho partecipavo alla vita folle di quei tempi. Era un clima molto bello, un ambiente pieno di artisti che andavano e venivano ed era sempre pieno di gente di fotografi, di scultori e anche di tante modelle. Lui mi adorava ed io lui, mi piaceva il suo stile ed anche il fatto che proveniva dalla grafica. Unamicizia pi profonda di quello che in genere quell’ambiente consentiva.


Regina abbracci spesso iniziative con un fine solidale, che significato ha questo per te? Rammentiamo tra l’altro che sei diventata anche testimonial per lUnicef.

Si per Unicef ho lavorato dall’84 ed ho partecipato ad un evento a Montecatini con Pippo Baudo e sono stata ospite d’onore alla RAI per iniziative in favore dei bambini. E stato qualcosa di molto importante, anche come significato per me, partecipare in Toscana ad un film comico, pur avendo una piccola parte, perch il ricavato andava versato all’Ospedale di Firenze il Mejer, poi per la Fondazione Tomasino Paciotti per il Progetto Casa Accoglienza, fondata dai genitori del bimbo di cui porta il nome, morto di leucemia. L’Associazione promuove la possibilit di prestare un appartamento vicino all’ospedale ai genitori per stare con i loro bimbi e per permettere ai piccoli pazienti nel caso in cui possano uscire, stando meglio, di passare del tempo con i loro genitori.

Cosa ne pensi dell’eleganza oggi?
Adesso forse non esiste pi, almeno non quella dei miei tempi. In certe serate anche se ci si vestiva un pochino pi sportivi, indossavi sempre delle scarpe con tacco. Il modo di vestire oggi, dalla mattina alla sera, non sottolinea pi la differenza ed a mio parere un gran peccato. Qualcuno c’ ancora per fortuna, forse leleganza oggi maggiormente sentita in provincia, c come una riscoperta delleleganza, anche perch li la vita rimasta a dimensione d’uomo.

Quando realizzi una nuova linea a cosa ti ispiri? a che tipo di donna pensi?

Ho sempre pensato ad una donna che mi assomiglia, ora bisogna pensare a tutti i tipi di donna. Io anche all’epoca non ero anoressica. Dare questo messaggio attraverso la moda non va bene, a volte si esagera. Bisogna poter mettere mettere tutte le taglie. Sono felice quando vedo una donna che indossa i miei abiti, le mie “creature”, perch le vedo bella e perch sono creazioni indossate da una donna “normale”.

Unultima domanda in relazione alla realizzazione dei costumi teatrali per l’opera Pucciniana Madama Butterfly? Come stata questa esperienza?

Molto importante per me. Pur facendo parte della moda mi mancava qualcosa di cos profondo, come fare costumi teatrali. Avevo prestato degli abiti miei per dei film, ma realizzarli ex novo per unopera teatrale e tutt’altra cosa, perch ad esempio devi conoscere benissimo l’opera stessa, il libretto, i testi e ti devi informare e su chi e come ha realizzato lopera. E stato fatto un lavoro molto grande ed impegnativo che mi ha dato enormi soddisfazioni e mi piaciuto moltissimo. La mia Butterfly vestita fuori da ogni tempo, i costumi non sono kimono classici, ma sono appena abbozzati pur richiamando perfettamente lidea e mantenendone la silhouette. Il nostro team inoltre era composto da tre stranieri, c’ero io, la regista che era irlandese e lo scenografo che era giapponese, un perfezionista, molto difficile da accontentare. Alla fine con tanta pazienza e molto amore abbiamo creato una cosa che ancora oggi in cartellone, dopo 20 anni, e gira nel mondo.

EArt

Amante delle arti e della cultura. Redattricce per diverse testate giornalistiche.

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