Stabat Mater di Rossini secondo El Saedi

A Roma lo Stabat Mater di Rossini secondo El Saedi con l’Orchestra Roma Sinfonica e il Coro Roma Tre a Sant’Andrea della Valle.

di CastaDiva

A Roma lo Stabat Mater di Rossini secondo El Saedi con l’Orchestra Roma Sinfonica e il Coro Roma Tre a Sant’Andrea della Valle.

Metti una sera di febbraio, quasi di primavera, in una delle più belle basiliche di Roma di pucciniana memoria� metti un’orchestra ed un coro ad alto tasso di giovani, giunti quest’anno al loro ventennale�metti un direttore d�orchestra e compositore egiziano � ma di formazione mitteleuropea- che dirige un�opera sacra fra le pi� misteriose che ci abbia lasciato il genio di Rossini� E mentre sotto le volte risuonanti del Te Deum, nella navata gremita di pubblico, non riesci ancora a liberarti di quel � Tosca, mi fai dimenticare Iddio� che ti ronza irriverente nella testa, il M� Ahmed Elsaedi, sale sul podio e d� vita ad una interpretazione del capolavoro rossiniano sorprendentemente moderna e coinvolgente, scavando la partitura dall�interno e mettendone a nudo quanto di veramente attuale -e oserei dire contemporaneo – c�� in essa: un�idea compositiva assolutamente avveniristica, per i tempi in cui l�opera fu scritta che, Verdi a parte, scavalca tutto l�ottocento per approdare al 900 e al verismo. Ed ecco allora i temi al loro apparire nell�Introduzione scolpiti nelle chiusure nette e riportati alla loro evidenza di puri gesti compositivi; e ancora gli improvvisi squarci sinfonici che si aprono, nello spazio anche di poche battute, laddove tacciono i cantanti � vedi il duetto di soprano e contralto; e infine i tempi spinti al limite delle possibilit� esecutive – anche con repentini cambi di velocit� – e le dinamiche esasperate in un crescendo di luci ed ombre che convogliano tutta la performance nella direzione di un grande pathos in senso verdiano ed anche oltre fino ad intuire il Mascagni di Cavalleria Rusticana- come nel travolgente, drammatico, Finale.

L’Orchestra Roma Sinfonica ha dato prova di grande perizia tecnica e duttilità espressiva compattandosi sotto la sapiente bacchetta del direttore – e sempre pronta nella risposta ai suoi attacchi fulminei – condividendone a pieno l’idea interpretativa e anche l’audace velocità di alcuni brani che ha reso di ardita esecuzione non pochi passaggi strumentali.

Molto intensa e coinvolgente anche la performance del Coro Roma Tre che ha saputo mettere in evidenza, con un sapiente gioco di chiaroscuri vocali, le diverse anime del brano percorrendole da quella verdiana del primo numero a quella di matrice rinascimentale � marenziana del recitativo a cappella con il basso fino a quella barocca della fuga finale, dove ha mantenuto un ottimo livello di sonorità nonostante la rapinosa velocità richiesta dal direttore. A Isabella Ambrosini, Direttore artistico dell’Orchestra Roma Sinfonica e del Coro Roma Tre, va il merito di aver selezionato le voci dei giovani solisti nell’ambito della Rassegna Nuove Voci della Lirica giunta quest’anno alla quarta edizione, formando un quartetto vocale assai ben armonizzato per timbro e potenza vocale.

Ottima la prova del soprano Maria Emanuela Degregorio che, nonostante sia una voce leggera, ha interpretato il ruolo con notevole impeto drammatico padroneggiando con energia le numerose colorature dell’aria Inflammatus – di vivaldiana memoria- e con acuti sempre ben corposi e brillanti.

Il mezzosoprano rossiniano Karina Demurova, che coniuga una notevole tecnica ad un timbro caldo e avvolgente, ha tratteggiato con misurata eleganza la cavatina Fac ut portem , in linea con lo stile del brano ispirato alla vocalit� di Mozart di cui Rossini era un grande estimatore.

Una voce molto �giovane� quella del tenore lirico-leggero Adriano Gentili della quale abbiamo apprezzato il timbro morbido e la grande naturalezza con cui si estende nelle zona acuta e sovracuta del registro e financo al fatidico re bemolle della cadenza dell�aria Cujus animam, qualit� che sopperiscono in parte ad una ancora non matura pienezza di volume.

Quanto alla performance di Alessio Quaresima Escobar, un baritono verdiano che accetta la scommessa di interpretare un ruolo scritto per la voce di basso, che dire di nuovo? Ogni volta riscopriamo in lui una voce, una qualit� tecnica ma soprattutto un musicista vero, un interprete che
riesce ad entrare in qualunque ruolo e a farlo suo�anche quando si tratta di mettere a nudo la voce come nel coro e recitativo a cappella Eja mater fons amoris, vera sfida vocale posta da Rossini nel cuore del l�opera.

Standing ovation e dieci minuti di applausi per tutti il cast alla fine del concerto da parte del numerosissimo e calorosissimo pubblico.

EArt

Amante delle arti e della cultura. Redattricce per diverse testate giornalistiche.

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